L’Egitto chiude la porta ai diktat stranieri in Libia e chiede il ritiro immediato di tutte le forze straniere

L’Egitto chiude la porta ai diktat stranieri in Libia e chiede il ritiro immediato di tutte le forze straniere

di Chiara Cavalieri

In un momento di forte instabilità regionale e di stallo politico in Libia, il ministro degli Esteri egiziano Badr Abdel-Aty ha riaffermato con decisione la posizione del Cairo: nessuna ingerenza straniera, nessuna imposizione dall’esterno e una soluzione politica libico-libica come unica via per il ritorno alla stabilità.

Durante un importante incontro tenutosi al Cairo con la rappresentante speciale del Segretario Generale delle Nazioni Unite per la Libia, Hanna Tetteh, il capo della diplomazia egiziana ha ribadito l’impegno costante dell’Egitto a favore di un processo politico guidato dai libici, sottolineando che la crisi non può essere risolta da potenze esterne ma solo da un consenso interno sostenuto da istituzioni legittime e da un esercito nazionale unificato.

L’Egitto e la linea della “soluzione libico-libica”

Abdel-Aty ha posto con chiarezza i principi cardine della strategia egiziana:
1. Nessun diktat esterno, nessuna soluzione imposta da potenze straniere.
2. Dialogo politico inclusivo tra tutte le componenti libiche, nel rispetto della sovranità e dell’integrità territoriale.
3. Ritiro immediato di tutte le forze straniere, dei combattenti e dei mercenari presenti in Libia, senza eccezioni né rinvii.

Il ministro ha ricordato che la presenza di milizie e mercenari stranieri rappresenta un ostacolo alla stabilità e alla ricostruzione dello Stato libico, oltre a costituire una violazione delle risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell’ONU.

“Il ritiro totale delle forze straniere non è un’opzione, ma una condizione preliminare per qualsiasi stabilità duratura,” ha dichiarato Abdel-Aty, ammonendo contro il rischio di lasciare la Libia ostaggio di interessi e agende straniere.

Coordinamento continuo tra Il Cairo e le Nazioni Unite

La visita di Hanna Tetteh in Egitto si inserisce in un quadro di coordinamento diplomatico costante tra Il Cairo e le Nazioni Unite per monitorare gli sviluppi della crisi libica. Entrambe le parti hanno confermato la necessità di riattivare la roadmap dell’ONU, che prevede la formazione di un nuovo governo unificato e la tenuta di elezioni presidenziali e parlamentari simultanee “il prima possibile”.

Abdel-Aty ha elogiato l’impegno dell’inviata ONU, sottolineando l’importanza di rispettare i tempi stabiliti per evitare che il processo politico perda credibilità agli occhi del popolo libico, che da oltre un decennio attende una guida stabile e unificata.

Una visione integrata della crisi

Nel corso del colloquio, il ministro egiziano ha sottolineato la necessità di adottare un approccio globale alla questione libica, capace di considerare tutte le dimensioni — politica, economica, di sicurezza e sociale — e non limitarsi a una sola prospettiva.

“La Libia non ha bisogno di soluzioni parziali o temporanee,” ha affermato Abdel-Aty, “ma di un piano organico che affronti le radici della crisi e garantisca una stabilità sostenibile non solo per la Libia, ma per l’intera regione.”

L’Egitto, ha spiegato, prosegue intensi contatti con tutte le parti libiche, nel tentativo di ricomporre le fratture interne e sostenere la costruzione di istituzioni nazionali solide capaci di garantire sicurezza e sviluppo.

Il rifiuto di ogni interferenza esterna

La posizione del Cairo non è nuova, ma oggi appare più netta e ferma che mai. Fin dai tempi dell’ex ministro Sameh Shoukry, l’Egitto ha mantenuto una linea di principio: la Libia deve appartenere ai libici.
Il Paese del Nilo considera la stabilità libica una questione di sicurezza nazionale, data la lunga frontiera condivisa e il pericolo rappresentato dalle infiltrazioni terroristiche e dal traffico di armi provenienti dal territorio libico.

Negli ultimi anni, Il Cairo ha espresso più volte preoccupazione per il ruolo delle milizie sostenute da potenze straniere, in particolare quelle legate alla Turchia e ad altre forze regionali che, secondo gli osservatori, continuano a operare nel Paese in violazione degli accordi internazionali.

“Restituire la Libia ai libici è l’unica garanzia di pace,” ha ribadito Abdel-Aty, “perché ogni ingerenza straniera, anche mascherata da cooperazione, mina la sovranità e il futuro del Paese.”

Un impegno costante per la stabilità regionale

L’Egitto, da anni, si presenta come mediatore credibile nel conflitto libico.
Già nel 2020, Il Cairo aveva ospitato colloqui tra i rappresentanti delle principali fazioni libiche, promuovendo l’idea di un dialogo inclusivo e sostenendo le iniziative del Forum di Dialogo Politico Libico (LPDF).

Oggi, con il ministro Abdel-Aty alla guida della diplomazia egiziana, il messaggio si rinnova e si rafforza: no alle imposizioni, sì alla cooperazione multilaterale, nel quadro del rispetto della sovranità nazionale e del diritto internazionale.

Conclusione dell’incontro

L’incontro tra Abdel-Aty e Tetteh si è concluso con la conferma del pieno sostegno dell’Egitto agli sforzi internazionali e regionali volti a risolvere la crisi libica, ristabilire sicurezza e stabilità e rafforzare le istituzioni statali.
Il Cairo continuerà a lavorare a fianco delle Nazioni Unite per accompagnare la Libia verso un futuro di unità e prosperità, in linea con le aspirazioni del “popolo fratello” libico.

In sintesi

L’Egitto riafferma il suo ruolo di garante di equilibrio nel Nord Africa, opponendosi a qualsiasi tentativo di manipolazione politica o militare del dossier libico.
Attraverso la sua ferma posizione diplomatica, Il Cairo manda un messaggio chiaro: la pace in Libia passa solo attraverso la sovranità, la dignità e l’autodeterminazione del popolo libico.

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