Ad Ankara non si è svolta solo la riunione dei membri Nato, un atto più che altro simbolico che non ha alterato in niente gli equilibri presenti nella “alleanza”.
(IFO)
di Stefano Vernole – Vicepresidente Centro Studi Eurasia Mediterraneo
Da Ankara un forte appello internazionale a prevenire la “grande guerra” in arrivo
Il 18 e 19 luglio 2026 si è tenuta presso l’Hotel Meyra Palace di Ankara la conferenza internazionale
intitolata “L’Alleanza per prevenire una grande guerra”, organizzata dal Centro di Ricerca
dell’Iniziativa per le Civiltà Mondiali.
Alla conferenza, che ha visto la partecipazione di relatori provenienti da Azerbaigian, Bielorussia,
Francia, Germania, Grecia, Iran, Italia (tra i quali il Generale Francesco Cosimato del Centro Studi
“Sinergie”), Giappone, Russia, Repubblica Araba Saharawi Democratica, Sudafrica, Spagna,
Svizzera, Repubblica Turca di Cipro del Nord (TRNC), Turchia, Regno Unito e Stati Uniti, hanno
partecipato circa 200 illustri ospiti. Ministri, parlamentari, ambasciatori, generali in pensione,
accademici, politici, diplomatici, ufficiali militari ed esperti hanno esaminato la questione
dell’“Alleanza per prevenire una grande guerra” da un’ampia gamma di prospettive. Erano presenti,
tra gli altri: l’ex Vice Primo Ministro della Turchia Prof. Sukru Sina Gurel, il Ministro della
Federazione Russa per lo sviluppo dell’Estremo Oriente e dell’Artico Alexander Galushka, il
Presidente del Partito Patriottico turco Dogu Perincek, l’ambasciatore straordinario e plenipotenziario
della Bielorussia ad Ankara Anatoly Glaz, il contrammiraglio in pensione Dr. Deniz Kutluk,
l’ufficiale dell’intelligence USA in pensione Scott Ritter e l’ex analista della CIA Larry Johnson.
Le opinioni su cui è emerso un ampio consenso possono essere riassunte come segue:
- Le minacce che potrebbero condurre a una Grande Guerra provengono dagli Stati Uniti e da Israele.
L’attacco israelo-americano all’Iran, il rafforzamento militare della NATO in Ucraina e il suo
dispiegamento di forze per procura contro la Russia, il genocidio israeliano a Gaza e i suoi attacchi
al Libano sono guerre regionali che racchiudono il pericolo di scatenare una Grande Guerra. - La NATO, in quanto strumento dell’egemonia statunitense, rappresenta una minaccia per la pace
mondiale. I Paesi presi di mira dalla NATO, prima fra tutti la Russia, non costituiscono una minaccia
per l’Europa. Ciò che servirebbe alla sicurezza globale non è la riorganizzazione della NATO, ma la
sua abolizione. In tal modo anche i Paesi europei sarebbero liberati dai nuovi e onerosi fardelli imposti
dagli Stati Uniti ai membri della NATO. - L’unico modo per impedire agli Stati Uniti di provocare una Grande Guerra nel tentativo di
diventare nuovamente padroni del mondo è creare una forza internazionale sufficientemente potente
da dissuaderli. Nelle condizioni attuali, la spina dorsale di tale forza sarebbe un’alleanza tra Turchia,
Russia, Cina e Iran. Affinché questa partnership raggiunga un livello efficace di deterrenza, non è
sufficiente sviluppare semplicemente la cooperazione bilaterale e multilaterale tra questi Paesi. La
partnership da instaurare deve assumere la forma di un’alleanza strategica completa che comprenda
altri settori che contribuiscono alla sicurezza.
I relatori che hanno partecipato alla Conferenza dell’Alleanza per prevenire una grande guerra,
provenienti da Asia, Europa, Africa e Americhe, rappresentavano un ampio spettro politico.
Nonostante le differenze generali di opinioni e approcci, la comunanza delle loro aspirazioni
giustifica la definizione di questa conferenza come un Vertice eurasiatico tenutosi in risposta al
Vertice NATO convocato ad Ankara il 7 e 8 luglio 2026.
In particolare, i partecipanti hanno inviato a stoppare la militarizzazione dell’Europa e a frenare il suo
supporto all’Ucraina, prima di rimanere coinvolta in un conflitto diretto con la Russia. L’attuale
traiettoria di scontro deve essere ribaltata, perché l’escalation contiene il rischio concreto di una
guerra nucleare. Per questa ragione, i leader occidentali non devono superare le “linee rosse” poste
da Mosca, né mettere alla prova la determinazione del popolo russo e del suo Presidente. Il conflitto
va stoppato il prima possibile, prima che superi la linea di non ritorno.
Il convegno ha anche espresso l’opinione che la NATO si stia trasformando in una “tigre di carta”; è
infatti evidente una certa divaricazione di opinioni tra U.E. e U.S.A., nonché un possibile scontro tra
i due partner sulla Groenlandia.
Gli esperti hanno poi sottolineato la non partecipazione e il sabotaggio “de facto” da parte degli alleati
statunitensi nella NATO riguardo l’aggressione militare perseguita da Trump e Israele contro l’Iran.
L’incapacità degli U.S.A. nel difendere significativamente i propri alleati arabi è stata oltremodo evidenziata.






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