La Turchia addestra il nuovo esercito siriano

La Turchia addestra il nuovo esercito siriano

di Chiara Cavalieri

Dalla caduta del governo di Assad nel dicembre 2024 la Turchia guarda con favore agli sviluppi siriani, ritenendo la Siria parte integrante del suo sistema difensivo.

Oltre all’appoggio diplomatico ed economico elargito al nuovo regime di Al-Sharaa, precedentemente membro di spicco dell’Isis, oggi Ankara si impegna in una ricostruzione funzionale delle forze armate siriane, sia in termini di addestramento che di materiali: del resto quanto rimasto nelle vecchie basi dell’esercito assadiano è stato metodicamente distrutto dagli israeliani per impedire che cadesse in quelle che loro ritengono le mani sbagliate.

(IFO)

di Chiara Cavalieri – presidente dell’associazione Italia-Egitto Eridanus

Ankara sostiene la nuova leadership di Damasco e propone l’integrazione individuale delle Forze Democratiche Siriane sotto un’unica catena di comando

La Turchia intende applicare in Siria il cosiddetto modello azero per la riorganizzazione e l’addestramento delle forze armate siriane. A dichiararlo è stato il ministro della Difesa turco Yaşar Güler, chiarendo la linea strategica di Ankara sul futuro assetto militare e di sicurezza del Paese vicino.

Secondo Güler, le Forze Democratiche Siriane dovrebbero essere integrate nell’esercito siriano non come blocco autonomo, ma su base individuale. Ciò implica lo scioglimento di qualsiasi identità militare separata e la piena sottomissione a un’unica leadership centrale, condizione ritenuta imprescindibile dalla Turchia per la stabilizzazione della Siria e per la propria sicurezza nazionale.

Sostegno politico e militare alla nuova leadership siriana

Il ministro ha confermato che Ankara sostiene la nuova leadership siriana, ritenendo necessario concederle tempo sufficiente per “ripristinare l’ordine nel Paese”. In questo quadro, la Turchia si è detta pronta a fornire supporto militare, consulenza e addestramento alle forze di sicurezza siriane.

Il riferimento operativo è il modello azero, già sperimentato con successo nella cooperazione tra Turchia e Azerbaigian, basato su:

●addestramento strutturato delle forze armate;

●standardizzazione della catena di comando;

●integrazione dottrinale e tecnologica;

●rafforzamento del controllo statale sulle forze di sicurezza.

Un modello che Ankara ha già adattato anche in Libia e Somalia, consolidando la propria proiezione militare esterna come strumento di influenza geopolitica.

Il nodo SDF e il dialogo con Washington

Güler ha inoltre chiarito che i negoziati con gli Stati Uniti sull’integrazione delle SDF sono tuttora in corso. Secondo il ministro, la posizione americana “è cambiata in modo significativo” negli ultimi mesi, con una graduale riduzione delle divergenze tra le parti.

Tuttavia, Ankara mantiene una linea ferma: nessuna concessione sulle richieste fondamentali, in particolare su:

●eliminazione di strutture militari parallele;

●fine del sostegno a formazioni considerate una minaccia diretta alla sicurezza turca;

●pieno controllo statale siriano delle forze armate.

Autonomia strategica e opzioni militari sul tavolo

Infine, il ministro della Difesa ha dichiarato che la Turchia dispone di piani pronti per ogni possibile sviluppo in Siria. Ankara, ha sottolineato, è pronta ad agire in modo indipendente, se necessario, come già avvenuto durante precedenti operazioni militari transfrontaliere.

Questa posizione ribadisce l’approccio turco alla crisi siriana: cooperazione selettiva con gli alleati, dialogo tattico con Washington, ma piena autonomia decisionale quando sono in gioco interessi strategici nazionali.

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