I fantasmi dell’Europa

I fantasmi dell’Europa

<<Uno spettro si aggira per l’Europa: lo spettro del comunismo. Tutte le potenze della vecchia Europa si sono coalizzate in una sacra caccia alle streghe contro questo spettro: il papa e lo zar, Metternich e Guizot, radicali francesi e poliziotti tedeschi […]>>

Karl Marx

Nel “Manifesto” Marx raccontava dello spettro del comunismo come un qualcosa che i governanti dell’epoca avrebbero combattuto con tutte le loro forze, e nell’Europa reazionaria di metà Ottocento sarà stato senz’altro vero.

Ma che dire dell’Europa del 2024? Di un’unione europea tutt’altro che neutrale sul piano politico, che dai regimi del Novecento ha recuperato la propaganda e la creazione ad arte di Nemici del Popolo? Se dovessimo compiere un’analisi dell’ideologia eurocratica di oggi, potremmo senz’altro affermare la Commissione predica tra le righe ciò che George Orwell in “1984” ha felicemente descritto come collettivismo oligarchico.

Un collettivismo che oggi non vuole definirsi tale, ma nei fatti si propone di costruire una società nella quale piccola impresa e classe media sono destinate a sparire, lasciando il privilegio di intraprendere alle grandi corporations sovranazionali. Anzi, ai fondi di investimento che allo stato attuale costituiscono di fatto il vero potere, economico e politico.

Non il socialismo di una volta dove lo Stato incarnava, almeno secondo i suoi proponenti, bisogni e necessità del cosiddetto popolo, ma una sua degenerazione molto più pervasiva che ancora non ha il coraggio di definirsi tale. Un socialismo nel quale, al posto di un Partito, troviamo i fondi di investimento e le loro appendici truccate da Organizzazioni Mondiali. Organizzazioni Mondiali un tempo parte delle Nazioni Unite (un altro bel carrozzone che è servito e serve a garantire solo gli interessi dei Paesi che compongono il suo Consiglio di Sicurezza) che oggi sono diventate feudo privato di alcuni magnati statunitensi ormai convinti di poter controllare il mondo attraverso i propri soldi, il che è esattamente ciò che sta accadendo.

Personaggi che sembrano usciti da un film di 007, con l’unica differenza che stavolta non arriverà James Bond a sventare le loro trame e a salvare l’ordine costituito. Perché l’ordine costituito gente come Gates o Musk se lo sono comprato direttamente.

E si permettono di finanziare campagne ideologiche ultradecennali come la balla del surriscaldamento globale, una trappola della quale i più non hanno ancora capito i rischi e la portata. Che cosa direste se, mettiamo, da qui a dieci anni vi fossero concessi solo due o tre spostamenti all’anno dalla vostra città “perché se no inquinate”? Che cosa direste se la vostra carta di credito a un certo punto smettesse di funzionare perché avete superato la soglia degli acquisti che hanno un’impronta-carbonio? Che cosa direste se in piena notte la corrente venisse tolta “perché così abbassiamo la temperatura globale”? Certo, sono esempi estremi, ma fino a un certo punto. L’obiettivo non è l’ambiente, ma il controllo totale e pervasivo della società. Perché è il controllo stesso un business, e fa parte di quella malriposta transizione digitale ed ecologica che l’Occidente sta mettendo in atto con risultati allarmanti.

In Italia vediamo come la “transizione” sta producendo più che altro mostri come lo spid o la pec, orpelli inutili che all’utente portano solo scocciature e perdite di tempo. In Italia il digitale vuol dire soprattutto stampare moduli, compilarli a mano, e poi portarli in qualche ufficio a settimane di distanza solo previo appuntamento preso con lo spid. Ma è con i rivolgimenti e il caos provocati dal 2020 che l’amministrazione pubblica ha trovato la scusa perfetta per fare sempre meno imbrigliando sempre di più il pubblico.

E, già che ci siamo, giova ricordare come proprio l’amministrazione pubblica tre anni fa ha stabilito una Apartheid istituzionale nei confronti di chi non ha voluto aderire ai presunti protocollo sanitari imposti per decreto. In Italia e in altri Paesi europei si sono create due società distinte: quella di chi per necessità-paura-adesione ha accettato di stare alle regole, e quella minoritaria di chi invece non si è piegato. Ci sarebbe molto da discutere sulle motivazioni individuali verso una scelta o l’altra, sta di fatto che si è stabilito un precedente molto pericoloso e destinato a ripetersi.

Dopotutto lo spauracchio della supposta pandemia continuano ad agitarlo sempre più di frequente, anzi è notizia di questi giorni che in Nuova Zelanda esiste un protocollo sanitario che permette di usare polizia e forze armate per imporre trattamenti sanitari a chi li rifiuta. Va bene che la Nuova Zelanda è lontana e non fa parte dell’unione europea (per sua fortuna), ma compone pur sempre quel coacervo di presunzione che ancora oggi conosciamo sotto il nome di Occidente. Un Occidente che non vuole accettare un dato di fatto molto semplice: che il baricentro del mondo si sta spostando a Oriente. Cina e India in primis, ma anche le monarchie del Golfo Persico che ultimamente hanno visto il colpo di scena di una Arabia Saudita che improvvisamente si è aperta al mondo. Per chi non lo sapesse, fino a pochi anni fa in Arabia non si poteva accedere a meno di non possedere un contratto di lavoro con qualche azienda locale o un invito per ragioni insindacabili da parte di un suddito del Regno. Più o meno come l’Albania dei tempi di Enver Hoxha.

Oggi l’Arabia non si propone solo come meta turistica, ma soprattutto dà il benvenuto a qualunque investitore voglia portarvi servizi e tecnologia. Tutto questo pur essendo un Paese che investe pesantemente nel mondo e possiede un peso economico enorme.

Ma, mentre la teocrazia saudita vive la sua Perestrojka, le altre due teocrazie mediorientali, Iran e Israele, continuano a darsi borsettate e a minacciarsi a beneficio dei media occidentali.

In questo gioco delle parti colpisce l’atteggiamento ipocrita di chi vede un Iran attaccato dagli israeliani ma che, secondo i governanti di quaggiù, dovrebbe moderare le sue risposte o addirittura rinunciare alla reazione. Un Iran dal 1979 è un gigante addormentato, da quando una “rivoluzione” imposta da Kissinger e Carter ne ha drasticamente ridotto il peso internazionale perché all’Occidente di allora non andava giù che da quelle parti emergesse una nuova potenza ricca e dotata di una base industriale capace di sviluppare scelte autonome. L’Iran di oggi va avanti a forza di autarchia e di collaborazione con i cinesi, nonostante tutto riesce ad essere più moderno e sviluppato di un’Italia che da trent’anni somiglia sempre di più alla Moldova o alla Bulgaria.

Esagerazioni? Non proprio. Avremo pure avuto corruzione e malaffare, ma intanto trentadue anni fa eravamo la quarta o quinta economia mondiale e partecipavamo attivamente alle scelte di politica internazionale che oggi ci limitiamo a subire passivamente: che ci sia la destra o la sinistra non cambia assolutamente nulla. Un’Italia capace di investire e lavorare in tutto il mondo, che oggi vede la sua industria in mani straniere e non esporta altro che borsette firmate.

Se può consolare qualcuno, lo stesso destino da un paio d’anni a questa parte sta toccando a Francia e Germania, ormai tagliate fuori dalle rotte di approvvigionamento energetico e dalla conduzione degli affari politici di Bruxelles. Perché oggi a Bruxelles non pesano più le singole nazioni, ma una Commissione che rappresenta un’escrescenza dei fondi di investimento di cui sopra. Un’entità che oggi può prescindere dal voto popolare, visto che non viene eletta direttamente (un po’ come il presidente della repubblica da noi) ma è frutto di equilibri e intrallazzi che ai più sfuggono. Esiste un parlamento europeo, d’accordo, ma le sue funzioni allo stato attuale sono più che altro consultive. Il parlamento europeo funziona in modo molto diverso da quelli nazionali, i gruppi fanno soprattutto attività di lobby a favore di questo o quel fondo di investimento. Del fatto che si stiano legalizzando le intercettazioni continuate di tutte le comunicazioni telematiche e telefoniche, che la censura possa arrivare perfino agli sms o alle messaggerie come whatsapp e telegram non importa a nessuno. Così come non importa a nessuno che tutto questo avvenga con una scusa apparentemente sacrosanta come quella di contrastare la pedopornografia. Chi si oppone appartiene in automatico a una fantomatica estrema destra.

C’è sempre, infatti, una scusa apparentemente inoppugnabile per limitare la libertà individuale: non puoi viaggiare perché inquini o trasmetti virus non identificati, non puoi dire quello che pensi perché potresti offendere qualche minoranza, non puoi coltivare la terra perché l’ambiente soffre, e così via. Al netto di tutte le teorie strampalate che circondano questa situazione tocca ripetere ancora una volta che lo scopo del controllo è guadagnare sul controllo. Scordiamoci i deliri su satanisti e alieni, si tratta di paccottiglia messa in giro per screditare chi ha l’ardire di criticare questo stato di cose. Ma è pur vero che il complotto pedo-masso-satanico fornisce una spiegazione semplice quanto affascinante ai meno attrezzati culturalmente. La verità è che le motivazioni di chi propone la sorveglianza totale sono molto più banali: specularci sopra, e in ultima analisi esercitare un potere pervasivo. Tornando a Orwell, qual è lo scopo del potere? Il potere in quanto tale. Ma, aggiungiamo noi, se comandando ci si possono fare anche i soldi è meglio.

Giuliano Fresi

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