Bari: la Fiera del Levante come specchio della città

Bari: la Fiera del Levante come specchio della città

La Fiera del Levante è stata per decenni uno degli eventi più significativi per l’economia del Sud Italia, raggiungendo per molti anni uno status di importanza simile a quello di eventi del genere organizzati a Milano o Torino.

Il cambiamento di questa edizione rappresenta in maniera plastica il declino nazionale che si riflette in una progressiva provincializzazione dell’offerta espositiva.

(IFO)

di Sara Brucoli

Il cambiamento della Fiera del Levante riflette una profonda trasformazione economica, sociale e culturale che ha ridefinito il ruolo delle grandi fiere in Italia.

Un tempo la Fiera segnava la simbolica ripresa dopo la pausa estiva, un momento in cui l’intero paese ripartiva. 

L’inizio della scuola per molti ragazzini era addolcito dal pomeriggio in fiera.

Per molti studenti lavoratori era una occasione per arrotondare con il lavoretto che riempiva il curriculum.

Oggi le filiere produttive e industriali non si fermano più per l’intero mese di agosto e i cicli economici seguono logiche globali e digitali svincolate da questo tipo di appuntamenti stagionali.

La metamorfosi della Fiera del Levante non è avvenuta da un giorno all’altro, non solo dal punto di vista espositivo ma anche architettonico, molto baresi “non la riconoscono più” a seguito di lavori in corso o compiuti negli scorsi anni, ma si è compiuta nell’arco di circa trent’anni, accelerando drasticamente nell’ultimo decennio.

Nata nel 1930 come ponte commerciale per il Sud verso il mondo, la Campionaria ha vissuto la sua età dell’oro dal dopoguerra fino agli anni ’90. 

Era concepita come un evento imperdibile e di commercio generalista, della durata di dieci giorni a settembre, che bloccava positivamente la città, smuovendo il settore economico-commerciale e del turismo. 

Era un evento atteso da grandi e piccini e non solo residenti in Puglia, con arrivi di espositori e turisti da tutto il mondo.

Elettrodomestici di ogni genere, mobilio e arredamento per la casa.

Tessuti, abbigliamento e calzature. Pelletteria e pellicceria di pregio. 

Settore matrimonio e cerimonie.

Truccatori, parrucchieri.

Grandi brand da sfilata e pret a porter.

Ori e argento di lusso.

Piscine per interno ed esterni.

Il settore second hand e vintage.

Aste di ogni genere.

Giardinaggio e vivai, così come animali da allevamento e compagnia.

Forniture per attività commerciali di ogni sorta.

Accademie, università e scuole con depliant e piani di studi, con servizi di orientamento.

Veicoli commerciali e da lavoro, così come automobili, motori e raduni per autoamatori.

Stand delle forze armate.

Barche e yatch e dintorni.

Stand per appassionati di sport, fitness di ogni sorta.

Armeria e cimeli.

Libri, fumetti ed editoria.

Settore viaggi e alberghi a pubblicizzare offerte last minute.

Giornalisti, radio e televisioni con il loro entourage per servizi e interviste.

Una fortissima impronta internazionale con il “padiglione delle nazioni” (su più piani) dove esponevano prodotti tipici, artigianato e tecnologie (per di più legate alla telefonia mobile e alla fotografia) in uno spirito di diplomazia commerciale e diremo quasi globalista.

Animazione. 

Artisti di strada. 

Bande. 

Palchi con musica e danze. 

Mini parate militari.

Apprezzata per il prezzo ridotto e/o nullo per i ciclisti che percorrevano Bari e il lungomare (il più lungo d’Europa) per lasciare la bici ai numerosi ingressi e nei pressi delle biglietterie e c’era una sorta di accaparramento dei biglietti e la caccia al pass e alla riduzione.

Per molte famiglie del Sud, visitatori e acquirenti, la Fiera era l’unico posto dove vedere e comprare le novità che sarebbero arrivate nei negozi mesi dopo o per approfittare di scontistiche pazzesche o cercare il prodotto introvabile.

O era semplicemente un ritrovo per i baresi e pugliesi che avevano voglia di passare una giornata diversa.

Stand gastronomici, con la celebre focaccia e i panzerotti e le celebri “merendine della fiera” e gli “hot dot dog con crauti” ma anche cibo etnico e assaggi di ogni sorta, giostre e attrazioni che facevano della Fiera una festa popolare di massa e un intrattieni per famiglie dopo la settimana lavorativa.

Era l’appuntamento per coppie e comitive.

Oggi la fiera non vende più beni, non è più un ristorante, non si torna più a casa con gadgets, depliant e magari un affare chiuso, è rimasto solo un ricordo con il settore auto, arredamento (e molto ridotto), le forze armate e qualche stand del settore agricolo e internazionale.

La fiera odierna si regge sul valore del confronto geopolitico, economico e culturale in alcuni padiglioni adibiti a riunioni e conferenze giornalistiche.

E un paio di giornate com concerti serali.

Da evento commerciale ad evento di dibattito. 

O spazio, spesso, non utilizzato.

Piccole fiere “flash” tematiche e dedicate fuori dal periodo settembrino.

La fiera ospita pochi eventi tematici annuali e qualche concerto sporadico.

Con grande delusione dei Pugliesi (e magari anche non pugliesi).

Comments

Una risposta a “Bari: la Fiera del Levante come specchio della città”

  1. Avatar Carmine Cardellini
    Carmine Cardellini

    Il suo articolo è minuzioso nel descrivere com’era la fiera del levante tanti anni fa, mi ha fatto rivivere, almeno nella mente quell’appuntamento che noi adolescenti aspettavamo tutto l’anno anche per 2 motivi. I film trasmessi la mattina e il lunapark. Grazie

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Search