Di Giorgio Pagano
Ai deliri fuorvianti e/o guerrafondai bisognerebbe avere la capacità di rispondere con scelte altrettanto e ancor più forti di segno opposto. Ciò però non accade e i guerrafondai vincono perché sempre riescono trovare un accordo tra loro mentre gli altri, che non lo sono, al contrario non ci riescono mai, non riescono a darsi priorità, organizzazione, strategia a medio e lungo termine anzi, spesso per non dire sempre, non ce l’hanno proprio una strategia, preda come sono di personalismi e godimento di chi s’accontenta, là dove dovrebbero puntare al benessere collettivo con creatività e organizzazione sapendo leggere i segni del futuro che sono già nel presente e nella Storia.
C’è un artista, quello de “La rivoluzione siamo noi” del 1972, Joseph Beuys, a mio avviso il più grande artista del secondo Dopoguerra, il cui assioma era Kúnst=Kapital, Arte=Capitale, ebbene di questo mai nessuno dei dissidenti della guerra si è fatto promotore lasciando che Krieg=Kapital, sia la guerra lo strumento del Capitale e del Cartello finanziario internazionale.
È proprio l’egemonia militare a dare valore al Dollaro, il substrato sul quale poggia quella moneta, per ciò gli USA hanno sempre bisogno di investire in armi e hanno sempre bisogno di guerre o loro derivate come le guerre economiche, dei dazi, eccetera.
Allorché gli americani sono entrati in un nuovo conflitto, quello con la Russia in Ucraina, che però non possono sostenere, hanno congelato i beni russi in Dollari (che Trump generale in capo del Genio Guerre Commerciali ed Estorsive si è ben guardato dal scongelare). Da un momento all’altro gli USA hanno comunicato al mondo intero non solo che il Dollaro non è affatto “internazionale” ma è loro e loro soltanto, ed esso è uno strumento politico e militare americano: quindi noi possiamo congelare i beni di quelli che non fanno i nostri interessi. Ma questa pratica ritorsiva ed estorsiva, ad esempio, è valsa anche internamente come nel Canada con i propri autotrasportatori che, scesi in piazza contro il governo, si sono visti congelati i loro beni.
Secondo il giornalista d’inchiesta Francesco Amodeo, al congelamento dei beni russi, i cittadini italiani avrebbero dovuto sentirsi chiamati in causa, andare in banca e prelevare i soldi per convertirli in oro, attuando quella ch’egli definisce la Bretton Woods Popolare.
Ma, se possibile, c’è anche di peggio: il sequestro dell’intera riserva aurea di un popolo, illuso che, se depositato in alcuni Paesi stranieri, possa essere persino più al sicuro che in patria, ragionamento ingenuo oltremisura se si considera che proprio i Paesi in cui lo vanno a depositare si sono ben guardati di depositare il proprio oro altrove se non in patria.
È il caso del Venezuela che, a proposito di “eleggi chi mi è favorevole o ti faccio la guerra”, si è visto congelare la sua riserva aurea nazionale di 30 tonnellate d’oro depositata nella Banca d’Inghilterra perché, ai governi del Cartello finanziario internazionale, del quale Londra insieme a Washington sono i maggiori azionisti, l’elezione di Maduro non è piaciuta.
Delcy Rodríguez, vicepresidente del Venezuela, ha dichiarato che “Tutti i Paesi devono pensare che quello che è stato fatto al Venezuela lo possono fare anche a loro, non portino il loro oro alla Banca d’Inghilterra, perché, alla fine, potranno essere vittime di quel Paese”.
È quindi l’irricattabilità straniera la precondizione per la libertà, la sovranità e l’indipendenza di una nazione.
Peccato che la riserva aurea italiana allocata nel Regno Unito sia addirittura di 141,2 tonnellate, quasi cinque volte di quella venezuelana e, quella negli Stati Uniti, maggiore di ben 36 volte!
Non riprenderò i temi già enunciati nel mio pamphlet di giusto dieci anni fa “Come divenire la superpotenza culturale che siamo”, né quanto già scritto nel mio articolo “Spezzare le catene segrete dell’Italia” in cui offro un punto di vista storico innovativo delle vicende italiane a partire dal 1943, e sul perché, dall’accettazione del Diktat del 1947, l’Italia è in una condizione di sovranità limitata che, però, oggi condivide con tutti i Paesi europei appartenenti alla NATO e sottomessisi mentalmente e linguisticamente all’Anglosfera.
Affronterò, invece, una questione finora assai trascurata che, nell’epoca delle Guerre finanziarie ed economiche prima che armate, di dazi, sanzioni e sequestri di beni, i quali possono colpire qualsiasi Paese solo che un altro più armato e pre-potente lo decida (caso Iraq/Saddam docet), riveste per l’Italia un’importanza fondamentale: quello della propria riserva aurea.
Riserva aurea che ha un valore sempre maggiore nel periodo storico che stiamo attraversando, contraddistinto dal passaggio dall’unipolarismo al multipolarismo, dalla maggioritaria volontà d’attuare un’incisiva de-dollarizzazione dell’economia mondiale, dalla forte instabilità politica e monetaria e che hanno già fatto schizzare il prezzo dell’oro “bene rifugio” a 90 euro al grammo, là dove il sito previsionieuro.com/oro arriva a sostenere che il suo valore nei prossimi quattro anni sarà più che raddoppiato portandosi addirittura a 186 euro al grammo.
Ciò premesso, perché la questione dell’oro italiano è così importante, urgente, prioritaria?
Per due motivi:
1) gli italiani sono i maggiori detentori al mondo di riserva aurea pro-capite;
2) l’Italia non dispone a casa propria del proprio oro ma, con grande miopia politica, lo ha dato in mano, per ben il 55,2 percento a quegli stessi Paesi stranieri che, invece, si sono ben guardati dal delocalizzare il loro magari con reciprocità, rendendoci di fatto ricattabili a prescindere.
Da quelle premesse e da questi due motivi si comprende bene come sia necessaria un’immediata e forte mobilitazione popolare affinché tutto il tuo/nostro oro rientri nelle “nostre tasche”. Ora!
Gli italiani sono i maggiori detentori al mondo di riserva aurea pro-capite
Con esattamente 42 grammi d’oro a testa contro i 40 grammi dei tedeschi e, addirittura, dei soli 20 grammi di riserva aurea pro-capite degli abitanti degli Stati Uniti d’America gli italiani sono i maggiori detentori al mondo di riserva aurea pro-capite, e la terza del mondo per tonnellate d’oro.
Quarantadue grammi che, nell’attuale periodo a 90 € al grammo, equivalgono a 3mila 780 Euro per ciascun italiano ma che, nel 2029, potranno equivalere a ben 7.812 euro.
L’Italia non dispone a casa propria del proprio oro
Questo è un problema gravissimo e finora irrisolto con scuse o miopia o pensiero corrotto per guerra psicologica e cattura anglosassone delle menti il cui momento, forse più basso per l’altezza degli interlocutori, si è raggiunto alla Banca d’Italia nel 2011, durante la commemorazione dell’italiano Tommaso Padoa-Schioppa con “Sullo sfondo la voce di Visco che parlava in inglese. Come, in inglese? Ma non è a Roma?… Dopo di lui gli altri, Draghi e anche il nostro premier Mario Monti che ha sfoggiato la sua competenza parlando, olè, a braccio in english, of course”, con gran sconcerto persino de Il sole 24 ore.
Infatti, dei 42 grammi d’oro tuoi, miei, di ciascun italiano, solo una minima parte, solo 19 grammi, sono nelle nostre tasche, in Banca d’Italia, gli altri 23 grammi facenti capo a ben mille e 352 tonnellate d’oro, sono depositate presso Paesi stranieri persino estranei, quando non avversari, di quell’Unione europea attraverso la quale dal 1951 stiamo conducendo la nostra costruzione continentale della quale, come sostengo da molti anni dovrebbe essere parte naturale la Russia e con cui l’Ue ha interrotto i negoziati nel 1997.
Ebbene, la maggiore quantità di essa, esattamente mille e 202,7 tonnellate d’oro, è depositata:
– nel Regno Unito, un Paese da sempre ostile all’Italia democratica e forte, che ha finanziato Mussolini dal 1918 alla Marcia su Roma, con un Churchill persino fanatico di Mussolini e, dal 2017, impegnato contro i Paesi europei a realizzare la Global Britain;
– negli Stati Uniti d’America, dove sono allocate ben mille e 61,5 tonnellate dell’oro italiano.
Paesi, entrambi, che sono ben lungi dall’essere sicuri in quanto sono gli unici Paesi sulla terra che hanno invaso, avuto qualche controllo o combattuto conflitti rispettivamente nel 90 e 99 percento dei Paesi delle Nazioni Unite. Solo gli Stati Uniti d’America, pur nella loro abbastanza recente storia, hanno risparmiato dal loro interventismo solo tre Paesi del mondo – Andorra e Liechtenstein in Europa e solo il Bhutan in Asia – e che, non ci metterebbero molto con una scusa qualsiasi a sequestrare il nostro oro che, peraltro, è detenuto giusto dalla loro Federal reserve.
Ebbene, proprio dagli Stati Uniti, la Bundesbank tedesca ha completato il trasferimento delle sue riserve auree a Francoforte già nel 2017 mentre l’Italia deve ancora deciderlo.
Questo cosa comporta? Comporta che dei “tuoi” 3mila 780 Euro, ben 2mila e 70 Euro sono nelle tasche dei due Paesi stranieri storicamente meno sicuri della terra.
Necessità di un’immediata e forte mobilitazione popolare affinché tutto il tuo/nostro oro rientri nelle “nostre tasche”. Ora!
Perché l’oro “ora”? E, dazi o non dazi, deve tornare subito in Italia?
Perché proprio contro un Paese che dovrebbe essere parte naturale dell’Europa per cultura e tradizioni persino religiose, la Russia, l’Italia, anziché essere protagonista e leader europea per cultura e tradizioni millenarie, guidando l’Ue in un’azione pacifera, diplomatica e di allargamento continentale, tanto da farne probabilmente la maggior potenza mondiale e senza problemi di materie prime e di energia; si è schierata con logica servile col padrone atlantico e ora, che il padrone atlantico ha cambiato posizione, invece di schierarsi ancora con esso fingendo coerenza, si è schierata contro il padrone atlantico pensando scioccamente di recuperare prestigio. Ed ora, non riuscendovi, riprova a schierarsi con il padrone atlantico per recuperare opportunità e potere ma, allorché il padrone atlantico la rifiuta ed anche i nemici del padrone atlantico la rifiutano è ben chiaro che l’Italia ha perso prestigio, opportunità e… potere.
Ricordando nuovamente che il nostro partner europeo, la Germania, ha completato il rientro a Francoforte sul Meno della riserva aurea tedesca depositata negli Stati Uniti d’America già nel 2017, risulta fin troppo evidente la necessità di un’immediata e forte mobilitazione popolare affinché tutto il tuo/nostro oro rientri nelle “nostre tasche”.
Tutti coloro che hanno ascoltato il discorso del giuramento di Trump hanno potuto ascoltare la sua frase “l’età dell’oro dell’America inizia proprio ora” ebbene, l’intento di questa iniziativa è quello di motivare ciascun italiano nell’essere il Trump del proprio oro, dell’oro italiano quale bene comune, dell’età dell’oro italiano firmando subito l’Appello dell’età dell’oro italiano, rivolto al Governatore della Banca d’Italia, al Presidente del Consiglio e al Presidente della Repubblica, ciascuno nell’esercizio del proprio ruolo, poteri ed autorevolezza, e di sostenerlo adeguatamente e fino alla vittoria.






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