SMOTRICH MINACCIA IL SINAI. IN EGITTO È POLEMICA: «È UNA LINEA ROSSA»

SMOTRICH MINACCIA IL SINAI. IN EGITTO È POLEMICA: «È UNA LINEA ROSSA»

di Associazione Italo-Egiziana Eridanus

Nel giorno in cui l’Egitto celebra il 53° anniversario della vittoria del 6 ottobre 1973, nuove dichiarazioni del ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich hanno provocato forti reazioni nei media e negli ambienti politici egiziani.

Rispondendo, durante un’intervista video, a una domanda ipotetica su cosa impedirebbe all’Egitto di attaccare Israele in futuro, Smotrich ha affermato, in sostanza, che in uno scenario simile «il Sinai non esisterebbe più».

La dichiarazione e le reazioni egiziane sono state riportate oggi anche da fonti regionali. Al momento della pubblicazione delle prime notizie, non risultava ancora una risposta ufficiale del Ministero degli Esteri egiziano.

Le parole del ministro israeliano hanno tuttavia provocato una durissima risposta nel dibattito mediatico egiziano.

Il giornalista Ahmed Moussa ha evocato direttamente la guerra dell’ottobre 1973, avvertendo Israele delle conseguenze di qualsiasi azione contro il territorio egiziano. Anche Amr Adib ha utilizzato toni estremamente duri, mentre il parlamentare Mostafa Bakri ha richiamato le capacità delle Forze Armate egiziane e la determinazione del Paese a difendere la propria sicurezza nazionale.

Il punto centrale resta il Sinai.

Per l’Egitto la penisola rappresenta una questione di sovranità e sicurezza nazionale. Il trattato di pace egiziano-israeliano del 1979, seguito agli accordi di Camp David, portò al completo ritiro israeliano dal Sinai e definì uno specifico quadro di sicurezza tra i due Paesi.

Negli ultimi mesi anche fonti israeliane hanno dedicato crescente attenzione alla presenza e alle capacità militari egiziane nella penisola. A maggio le esercitazioni egiziane Badr 2026 nel Sinai avevano già attirato l’attenzione dei media israeliani per le dimensioni delle manovre e la vicinanza di alcune attività alla frontiera.

Anche il programma di modernizzazione dei carri M1A1 Abrams egiziani e il rafforzamento delle capacità militari del Cairo sono stati seguiti con attenzione in Israele. L’Egitto ha però ribadito che il dispiegamento nel Sinai è legato alla protezione delle frontiere e della sicurezza nazionale.

La piattaforma israeliana Natsiv Net ha inoltre rilanciato stime sulla consistenza delle Forze Armate egiziane: oltre un milione di uomini considerando personale attivo, riservisti e forze paramilitari, migliaia di mezzi corazzati, una delle maggiori flotte aeree della regione e una Marina comprendente fregate, corvette, sottomarini e le due portaelicotteri Mistral.

La vicenda mostra quanto il dossier Sinai sia tornato centrale nel dibattito strategico tra Egitto e Israele.

Il Cairo continua formalmente a rispettare il trattato di pace con Israele. Ma il messaggio proveniente dal dibattito egiziano di queste ore è altrettanto netto: la sovranità sul Sinai non è materia di minacce né di negoziazione.

© Associazione Italo-Egiziana Eridanus

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