di Chiara Cavalieri
IL CAIRO – Le forze di sicurezza egiziane hanno arrestato alcuni leader latitanti del movimento terroristico Hasm, organizzazione armata affiliata ai Fratelli Musulmani, accusati di aver pianificato un attentato contro il presidente Abdel Fattah al-Sisi. Secondo quanto dichiarato dal Ministero dell’Interno egiziano, l’operazione rientra nel proseguimento delle attività di sicurezza finalizzate a perseguire gli elementi del movimento coinvolti nella pianificazione di operazioni ostili contro lo Stato. Tra i principali sospettati figurano Ahmed Mohamed Abdel Razek Ahmed Ghoneim ed Ehab Abdel Latif Mohamed Abdel Qader, accusati di aver incitato membri dell’organizzazione a compiere operazioni terroristiche contro infrastrutture di sicurezza ed economiche nel Paese. Le indagini che hanno portato all’operazione, secondo le autorità, risalgono al 7 luglio 2025, quando i servizi di sicurezza hanno individuato nuovi movimenti clandestini riconducibili al gruppo. Il piano per colpire le infrastrutture dello Stato Secondo le informazioni diffuse dalle autorità, il gruppo stava pianificando una serie di operazioni ostili mirate a danneggiare le capacità dello Stato egiziano, con attacchi contro infrastrutture strategiche e obiettivi istituzionali. Il piano avrebbe incluso azioni contro: infrastrutture di sicurezza strutture economiche sensibili figure istituzionali simboli dello Stato egiziano. Le indagini hanno inoltre portato alla scoperta di contatti tra i membri del gruppo e reti operative esterne che avrebbero fornito supporto logistico. Il movimento Hasm e la rete armata dei Fratelli Musulmani Il movimento Hasm (Harakat Sawa’d Misr – “Braccia d’Egitto”) è considerato dalle autorità egiziane uno dei più importanti gruppi armati emersi dopo gli eventi politici del 2013, quando il presidente Mohamed Morsi, esponente dei Fratelli Musulmani, venne destituito. Il gruppo ha rivendicato nel corso degli anni diverse operazioni terroristiche contro le forze di sicurezza e infrastrutture vitali, in particolare nel: Sinai Delta del Nilo area metropolitana del Cairo. Secondo i rapporti della sicurezza egiziana, il movimento è stato particolarmente attivo tra il 2015 e il 2018, operando attraverso piccole cellule clandestine per eludere i controlli. Le tecniche utilizzate includevano: ordigni esplosivi improvvisati (IED) imboscate armate tentativi di assassinio di funzionari pubblici attacchi contro infrastrutture statali. Le operazioni antiterrorismo dello Stato egiziano Negli ultimi anni il Ministero dell’Interno egiziano ha condotto numerose operazioni per smantellare le cellule legate al movimento Hasm e ad altri gruppi estremisti. Queste operazioni hanno portato a: arresti di membri e leader dell’organizzazione sequestro di armi ed esplosivi scoperta di depositi clandestini smantellamento di reti logistiche e finanziarie. Secondo le autorità, tali operazioni fanno parte di una strategia globale di sicurezza volta a prevenire nuove minacce contro la stabilità del Paese. Il legame con i Fratelli Musulmani Il movimento Hasm è ritenuto dalle autorità egiziane strettamente legato ai Fratelli Musulmani, organizzazione dichiarata terroristica dall’Egitto nel dicembre 2013. La decisione fu presa dopo le violenze seguite alla destituzione del presidente Morsi e allo sgombero dei sit-in dei sostenitori della Fratellanza nelle piazze di Rabaa al-Adawiya e Nahda. Secondo il governo egiziano, l’organizzazione sarebbe stata coinvolta in: incitamento alla violenza attentati e omicidi cospirazioni contro la sicurezza dello Stato supporto logistico a gruppi armati. Un decennio di lotta al terrorismo Negli ultimi dieci anni l’Egitto ha registrato una significativa riduzione delle operazioni terroristiche, grazie a una strategia che combina: operazioni di sicurezza cooperazione internazionale di intelligence sviluppo economico delle aree più vulnerabili programmi di riabilitazione per ex militanti. Le autorità egiziane sottolineano che la protezione delle istituzioni e delle infrastrutture strategiche rappresenta una linea rossa invalicabile, soprattutto in un contesto regionale segnato da tensioni e instabilità. I servizi di sicurezza restano quindi in stato di massima allerta per prevenire qualsiasi tentativo di riorganizzazione delle reti estremiste.






Lascia un commento