di Chiara Cavalieri
Nonostante la sostanziale inanità, per non dire il sostegno diretto, verso le azioni di guerra israeliane, numerosi Paesi si accingono a riconoscere lo Stato palestinese.
Curiosamente la prima nazione europea a farlo è stata la Repubblica di San Marino il 15 gennaio di quest’anno, un atto simbolico imporante che ha aperto la strada alle decisioni attuali.
Nonostante la generale tendenza europea a considerare con maggiore serietà le istanze palestinesi e a condannare, almeno formalmente, l’azione israeliana, l’Italia preferisce seguire le orme tedesco-americane e “aspettare”. Cosa non si sa, probabilmente l’annientamento della città di Gaza e della sua popolazione. Una differenza sostanziale rispetto all’atteggiamento pre-golpista, ovvero ante-1992, in cui l’Italia si è più volte spesa per la Palestina e i Paesi arabi in genere. Molti neoconservatori a cinquant’anni di distanza continuano a condannare il cosiddetto lodo-Moro con cui il governo italiano ha concesso di fatto il diritto di transito ai militant palestinesi nel nostro Paese unitamente ai loro equipaggiamenti, cos ache ha fatto infuriare tanto Israele, che in virtù dello stesso accordo gode di diritti uguali, quanto I liberali in genere, notoriamente legati alla politica estera anglosassone.
(IFO)
New York, 22 settembre 2025 – La conferenza internazionale sulla soluzione dei due Stati, organizzata a margine dell’80ª Assemblea Generale delle Nazioni Unite e co-presieduta da Arabia Saudita e Francia, ha segnato una svolta storica nella questione palestinese.
Durante i lavori, una serie di Paesi – tra cui Francia, Malta, Belgio, Lussemburgo, Principato di Monaco, Canada e Andorra – hanno annunciato ufficialmente il riconoscimento dello Stato di Palestina, portando a 160 il numero degli Stati membri ONU che hanno aderito a questa scelta politica e giuridica dalla dichiarazione di indipendenza del 1988 da parte di Yasser Arafat.
Il messaggio di Abdel Fattah al-Sisi: “Un diritto a lungo combattuto”
Ad aprire i lavori della conferenza è stato il presidente egiziano Abdel Fattah al-Sisi, che in un messaggio diffuso sui suoi account ufficiali ha definito l’evento di New York “un’opportunità storica che deve essere colta per porre fine a decenni di conflitto e sofferenza”.
«Riconoscere uno Stato palestinese indipendente e realizzarlo sul terreno non è un sogno – ha dichiarato – bensì un impegno per un diritto per il quale il popolo palestinese ha lottato a lungo, sostenuto da tutti i popoli amanti della pace nel mondo».
Al-Sisi ha ribadito che la creazione di uno Stato palestinese indipendente lungo i confini del 4 giugno 1967, con Gerusalemme Est come capitale, “è l’unica via per una pace duratura, la sicurezza e la cooperazione tra tutti i popoli della regione”.
Francia e Malta aprono la strada
Il presidente francese Emmanuel Macron ha annunciato il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina da parte di Parigi: «Non possiamo più aspettare. Portiamo la responsabilità collettiva del nostro fallimento nel costruire una pace giusta in Medio Oriente. La promessa di uno Stato arabo in Palestina non è stata ancora mantenuta e oggi abbiamo il dovere di tracciare un percorso reale verso la pace».
Il primo ministro maltese Robert Abela ha proclamato lo stesso passo da parte di La Valletta, sottolineando che il riconoscimento della Palestina «è la prova del nostro impegno per la soluzione dei due Stati» e ammonendo che «la violenza dei coloni in Cisgiordania deve cessare immediatamente».
I riconoscimenti europei: Belgio, Lussemburgo e Monaco
Il premier belga Alexander De Croo ha rimarcato che «questo passo non è una ricompensa per Hamas, ma il sostegno al diritto del popolo palestinese all’autodeterminazione».
Il primo ministro lussemburghese Luc Frieden ha ribadito che «riconoscere uno Stato palestinese non è un premio per la violenza» e ha condannato «con la massima fermezza le atrocità del 7 ottobre», auspicando una pace costruita «pietra dopo pietra».
Il principe Alberto II di Monaco ha invocato «una pace fondata sulla volontà condivisa e non sulla forza delle armi».
Il sostegno nordamericano: il riconoscimento del Canada
Il premier canadese Mark Carney ha annunciato il riconoscimento ufficiale dello Stato di Palestina: «Riconoscere uno Stato palestinese non è una soluzione magica, ma significa riaffermare il diritto all’autodeterminazione. Israele sta violando il diritto internazionale con l’espansione degli insediamenti. Ogni governo canadese ha sostenuto la soluzione dei due Stati: oggi manteniamo quell’impegno».
Carney ha aggiunto che il riconoscimento «non assolve Hamas», che deve «rilasciare tutti i detenuti e disarmarsi definitivamente».
L’adesione di Andorra e la prospettiva di nuovi riconoscimenti
La conferenza ha visto anche il riconoscimento della Palestina da parte di Andorra, il cui ministro degli Esteri Emma Torre Faus ha definito la soluzione dei due Stati «l’unica via credibile per uscire dal conflitto israelo-palestinese».
Secondo fonti diplomatiche, altri Paesi – tra cui Regno Unito, Portogallo e Australia – potrebbero annunciare a breve la stessa decisione, ampliando ulteriormente il fronte internazionale favorevole al riconoscimento della Palestina.
Un cambio di passo nella diplomazia internazionale
Con i riconoscimenti annunciati a New York, 160 dei 193 Stati membri dell’ONU hanno ufficialmente riconosciuto la Palestina, rafforzandone la posizione giuridica e politica in un momento segnato dall’escalation israeliana a Gaza e dal logoramento della popolazione civile palestinese.
La conferenza di New York, sotto la guida congiunta di Arabia Saudita e Francia, rappresenta dunque una pietra miliare fondamentale nel rilancio del processo di pace mediorientale, con un consenso internazionale sempre più ampio attorno alla creazione di uno Stato palestinese indipendente come unico orizzonte realistico per una pace giusta e duratura.
La risposta israeliana e le reazioni internazionali
“L’unica risposta alla mossa anti-Israele è la sovranità sulle terre di Giudea e Samaria (Cisgiordania)”, ha affermato in una nota il ministro delle Finanze israeliano Bezalel Smotrich.
Le capitali occidentali e arabe, compresi i paesi partner di Israele, hanno messo in guardia dalle possibili reazioni al riconoscimento della Palestina. Alcuni rapporti hanno rivelato che Israele sta valutando opzioni che vanno dalle misure diplomatiche all’annessione di parti della Cisgiordania. Il Ministro degli Esteri britannico Yvette Cooper ha affermato che il suo governo ha messo in guardia Israele dall’annessione.
Un funzionario europeo ha rivelato al Washington Post che le risposte europee dipenderanno dalla gravità della risposta israeliana e potrebbero includere sanzioni commerciali sulle esportazioni di insediamenti. Una fonte ha anche riferito che l’Arabia Saudita ha informato Israele che qualsiasi mossa verso l’annessione avrebbe bloccato i colloqui di normalizzazione, mentre gli Emirati Arabi Uniti hanno avvertito che l’annessione potrebbe mettere a repentaglio gli Accordi di Abramo.
Gli analisti ritengono che le misure di riconoscimento, pur essendo simboliche e accolte con favore dall’Autorità Nazionale Palestinese, potrebbero avere un impatto limitato sul territorio, poiché Israele continua ad espandere gli insediamenti e la sua presenza militare.
Gli sviluppi sottolineano la profondità dell’isolamento internazionale di Israele mentre continua la guerra a Gaza.
Il ministro della sicurezza nazionale israeliano Itamar Ben-Gvir ha chiesto lo “smantellamento completo” dell’Autorità Nazionale Palestinese, mentre i rappresentanti dei coloni hanno minacciato il governo di usare la forza se non avesse risposto con l’annessione e annunciato la creazione di un nuovo avamposto di insediamento.
Netanyahu incontrerà il presidente degli Stati Uniti Donald Trump alla Casa Bianca, dove verranno discussi i prossimi passi. Netanyahu ha dichiarato che annuncerà la sua risposta dopo il suo ritorno da Washington.
Da parte loro, Hamas e l’Autorità Nazionale Palestinese hanno accolto con favore i riconoscimenti, mentre il presidente francese Emmanuel Macron ha difeso la campagna diplomatica, affermando che isola Hamas e contribuisce a far avanzare i colloqui per il cessate il fuoco.
Gli analisti sottolineano che le mosse dei paesi europei potrebbero avere un impatto limitato se non saranno supportate da misure concrete e dal continuo sostegno degli Stati Uniti a Israele, poiché l’amministrazione Trump si oppone al riconoscimento e potrebbe porre il veto a qualsiasi richiesta palestinese di adesione a pieno titolo alle Nazioni Unite.






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