di Chiara Cavalieri
Secondo quanto riportato dall’emittente russa RT e dalla rivista specializzata Military Watch, la Russia ha consegnato all’Algeria i suoi primi due caccia stealth Su-57 di quinta generazione destinati all’export. Si tratta di un passaggio storico: l’Algeria diventa infatti il primo Paese arabo e africano a dotarsi di un velivolo di quinta generazione diverso dall’F-35 americano, entrando di fatto nel ristretto club degli Stati che possiedono piattaforme aeree d’avanguardia in grado di operare in scenari di alta intensità.
La notizia non è solo tecnica, ma profondamente politica. In un contesto internazionale segnato da nuove linee di frattura, competizione tra potenze e crescente multipolarismo, la scelta di Algeri di affidarsi alla tecnologia russa per il segmento più avanzato della propria aeronautica militare rappresenta un chiaro segnale di posizionamento strategico e di autonomia rispetto ai tradizionali poli di potere occidentali.
UN PASSAGGIO STORICO NELLA DIFESA ARABA E AFRICANA
L’Algeria è da anni uno dei maggiori acquirenti di armamenti russi nel continente africano e nel Mediterraneo. Tuttavia, il passaggio al Su-57 segna un salto qualitativo rispetto al semplice aggiornamento di flotta: significa dotarsi di una piattaforma concepita per la guerra del futuro, in grado di integrare capacità di bassa osservabilità radar, sensoristica avanzata e armamento a lungo raggio.
La rivista Military Watch ha sottolineato come la “produzione in serie stabile del Su-57” rappresenti per Mosca non solo un traguardo industriale, ma anche uno strumento di penetrazione sui mercati internazionali. L’Algeria, in questo quadro, svolge il ruolo di primo cliente estero e di vetrina operativa di un sistema d’arma che la Russia intende proporre come alternativa credibile ai caccia occidentali.
Benché le fonti russe non abbiano ufficialmente indicato il destinatario dei due primi Su-57 esportati, la stessa Military Watch ricorda che in passato era stato confermato che l’Algeria avrebbe ricevuto due velivoli prima della fine dell’anno, e che al momento è l’unico cliente estero noto per il Su-57. È quindi altamente plausibile che i caccia consegnati appartengano proprio all’Aeronautica algerina.
A confermare indirettamente questa lettura vi sono diversi indizi: funzionari militari algerini sono stati ripresi dalla televisione di Stato mentre mostravano modelli del Su-57 durante colloqui con le controparti russe, e un’immagine composita del velivolo è stata esposta nella sede del Ministero della Difesa algerino. Segnali che, letti nel loro insieme, descrivono un percorso politico e tecnico ormai consolidato.
LE DICHIARAZIONI DI MOSCA: IL CLIENTE STRANIERO È GIÀ OPERATIVO
Il CEO della United Aircraft Corporation (UAC), Vadim Badikha, ha confermato che “un cliente straniero ha ricevuto i primi due aerei”, precisando che i velivoli hanno già iniziato le loro “attività di combattimento, dimostrando le loro migliori capacità”. Pur senza nominare l’Algeria, il riferimento appare trasparente agli osservatori internazionali, soprattutto alla luce delle informazioni già circolate sul ruolo di Algeri come primo acquirente del Su-57.
Badikha ha inoltre sottolineato la soddisfazione del cliente estero, definendo il feedback “molto positivo”. Si tratta di un elemento non marginale per l’industria russa della difesa, che da anni punta a trasformare il Su-57 da programma interno a prodotto di export ad alto valore aggiunto, capace di rafforzare legami politici, militari ed economici con partner chiave in aree strategiche del mondo.
IL SU-57: PROFILO TECNICO E CAPACITÀ OPERATIVE
Il Su-57 è il caccia multiruolo di quinta generazione sviluppato dalla Russia per sostituire progressivamente i velivoli delle generazioni precedenti e affiancare, in prospettiva, altre piattaforme avanzate come il futuro Su-75. Progettato per garantire bassa osservabilità, elevata agilità e capacità di ingaggio oltre il raggio visivo, il Su-57 integra avionica di nuova generazione, radar avanzati e sistemi di guerra elettronica in grado di operare in scenari saturi di minacce.
Nel corso degli ultimi anni, il velivolo è stato sottoposto a una serie di test in contesti operativi reali, tra cui missioni di soppressione delle difese aeree, manovre aeree complesse e operazioni con armamento guidato. Questo impiego sul campo ha permesso di validare alcune delle caratteristiche più sensibili del progetto, trasformando il Su-57 da piattaforma sperimentale a strumento effettivo della dottrina aeronautica russa.
Uno degli elementi più rilevanti è la capacità del Su-57 di trasportare una varietà di missili a lungo raggio di tipo BVR (Beyond Visual Range), che gli consentono di colpire bersagli a grandi distanze riducendo al minimo l’esposizione ai sistemi di difesa avversari. Tra questi figurano il missile guidato Kh-59MK2 e, più recentemente, i missili anti-radiazione Kh-58UShKE, concepiti per neutralizzare radar e infrastrutture di difesa aerea nemiche.
Secondo Military Watch, proprio questa dotazione missilistica conferisce al Su-57 un vantaggio significativo rispetto all’F-35 americano, che “non ha ancora integrato alcun missile a lungo raggio per uso terrestre” di pari categoria. Tale aspetto rafforza la posizione del Su-57 sul mercato internazionale come piattaforma dotata di una forte capacità di attacco stand-off, particolarmente apprezzata da Paesi che intendono proteggere il proprio spazio aereo e al tempo stesso disporre di un’efficace capacità offensiva.
LA SOVRANITÀ TECNOLOGICA COME STRUMENTO DI POTERE
Al di là dei dati tecnici, l’acquisizione di un caccia di quinta generazione è considerata oggi un simbolo di “sovranità tecnologica” e di status internazionale. Pochi Paesi, infatti, dispongono delle risorse economiche, industriali e politiche necessarie per accedere a questa fascia di tecnologia. Per l’Algeria, la scelta del Su-57 rappresenta quindi la volontà di posizionarsi come attore autonomo, capace di trattare alla pari con i grandi protagonisti della scena globale.
Per la Russia, al tempo stesso, la consegna algerina ha un chiaro valore dimostrativo: mostra che Mosca è in grado di competere sul piano dell’innovazione aeronautica con gli Stati Uniti e i loro alleati, proponendo un prodotto che non è solo alternativo, ma in alcuni segmenti addirittura più avanzato, soprattutto per quanto riguarda l’armamento aria-superficie a lungo raggio.
In un contesto di sanzioni, isolamento parziale dai mercati occidentali e ridefinizione delle filiere globali della difesa, ogni contratto di questa portata assume un significato che va oltre il mero volume economico. Il Su-57 diventa così uno strumento di soft power e hard power allo stesso tempo: soft power perché crea dipendenza tecnologica e relazioni di lungo periodo tra produttore e cliente; hard power perché modifica concretamente le capacità militari del Paese che lo acquisisce.
ALGERIA: UNA POTENZA REGIONALE IN ASCESA
Da anni l’Algeria investe massicciamente nel settore difensivo, in particolare nell’Aeronautica e nelle forze terrestri. La posizione geografica – crocevia tra Mediterraneo, Maghreb e Sahel – ne fa un attore imprescindibile per la sicurezza regionale, soprattutto alla luce delle crisi libica, della minaccia terroristica nel deserto e delle tensioni con il vicino Marocco.
L’introduzione del Su-57 nel suo arsenale consente ad Algeri di rafforzare in modo significativo la propria postura di deterrenza. L’Aeronautica algerina dispone già di piattaforme russe avanzate, come i Su-30MKA e i Su-24 modernizzati, ma l’arrivo del Su-57 innalza notevolmente la soglia tecnologica, permettendo l’integrazione tra caccia di generazioni diverse all’interno di una medesima architettura di comando e controllo.
La capacità di operare con un caccia di quinta generazione, dotato di sensori avanzati e armamento stand-off, offre all’Algeria nuove opzioni strategiche: dalla difesa dello spazio aereo nazionale all’eventuale proiezione di forza in scenari di crisi, fino alla possibilità di svolgere un ruolo più assertivo nella gestione delle minacce transfrontaliere, in particolare lungo l’asse Sahel-Mediterraneo.
IL MEDITERRANEO CHE CAMBIA: RIFLESSI SUGLI EQUILIBRI REGIONALI
L’ingresso degli Su-57 nella regione mediterranea non potrà non avere ripercussioni sugli equilibri di sicurezza. I Paesi europei della sponda nord – molti dei quali hanno investito nel programma F-35 o in piattaforme di quarta generazione avanzata come il Rafale – si trovano ora di fronte a un attore del Sud del Mediterraneo dotato di capacità comparabili, se non superiori, in alcuni ambiti specifici.
Questo potrebbe portare, nel medio periodo, a una ricalibratura delle strategie di difesa di diversi Paesi NATO che si affacciano sul Mediterraneo, con una maggiore attenzione alla dimensione sud e alla cooperazione – o competizione – con l’Algeria. Allo stesso tempo, la mossa algerina potrebbe essere osservata con attenzione da altri Stati arabi che cercano di diversificare le proprie forniture militari, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti e dai Paesi europei.
In questo senso, l’accordo sui Su-57 si inserisce in un quadro più ampio di progressivo avvicinamento tra Mosca e numerosi attori del mondo arabo, che vedono nella Russia un partner capace di fornire armamenti avanzati senza le stesse condizioni politiche e restrizioni che spesso accompagnano le forniture occidentali.
CONCLUSIONI: UN SEGNALE FORTE IN UN MONDO MULTIPOLARE
La consegna dei primi Su-57 all’Algeria, pur nella parziale opacità delle fonti ufficiali, appare come un tassello significativo del nuovo mosaico geopolitico globale. Da un lato, conferma l’ambizione russa di proporsi come fornitore di riferimento per le tecnologie militari di punta; dall’altro, evidenzia la volontà di Algeri di consolidare il proprio ruolo di potenza regionale autonoma, dotata di strumenti militari in grado di competere con quelli delle grandi potenze.
In un’epoca in cui la superiorità aerea è uno degli elementi chiave per la gestione delle crisi e la deterrenza, il possesso di un caccia di quinta generazione non è solo una questione di prestigio, ma un fattore concreto di potere. Per questo, l’“arrivo” del Su-57 nel mondo arabo e africano, attraverso il caso algerino, non è un semplice aggiornamento di flotta, ma un evento destinato a influenzare a lungo le dinamiche di sicurezza nel Mediterraneo allargato e oltre.
Per l’Algeria, la sfida sarà ora quella di integrare efficacemente questa capacità nella propria dottrina militare, nella formazione dei piloti e nelle infrastrutture di supporto. Per la Russia, il successo operativo e politico di questa prima esportazione potrà aprire la strada ad altri contratti e consolidare il ruolo del Su-57 come uno dei principali strumenti di proiezione di influenza nel XXI secolo.
Firmato:
Chiara Cavalieri
Presidente dell’Associazione Italo-Egiziana Eridanus
Vicepresidente del Centro Studi UCOI-UCOIM






Lascia un commento